Nazionale

Cose da sapere sul reddito di cittadinanza

All’indomani del voto non si è parlato d’altro. “Bari, assedio a Comuni e Caf. ‘Ha vinto M5S, dateci i moduli per il reddito di cittadinanza’”.

La Gazzetta del Mezzogiorno serve su un piatto d’argento la notizia perfetta: ecco come hanno vinto i grillini al Sud, con l’assistenzialismo e il voto di scambio 2.0!
Politici e media nazionali ci si buttano a capo fitto. Peccato fosse una bufala, il che la dice lunga sul livello della nostra politica – che strumentalizza e ironizza su un disagio sociale reale – e dell’informazione – che invece di verificare, rilancia veline.
È bastato contattare Caf e Centri per l’Impiego per sapere che dopo il voto non c’è stata “nessuna frenesia”, “assedio”, “raffica di richieste”, solo “casi isolati”, “assolutamente normali”, già avvenuti per il Reddito d’Inclusione del governo e il Reddito di Dignità della Regione Puglia.
Anzi, se code ci sono state di recente, erano per il Rei (a gennaio richieste +30%); eppure non si sono visti titoli su un presunto voto di scambio del Pd.
Un classico.

In queste ore Bankitalia dice che il nostro paese è sempre più diseguale, che gli italiani a rischio povertà sono cresciuti nel 2016 al massimo storico del 23%, e gli stessi politici che si vantano di averci portati fuori dalla crisi – come no! – continuano a fare campagna elettorale sulla pelle dei più deboli.
Invece di portare rispetto per il disagio, capire che sono stati puniti nelle urne per la carenza di risposte, riconoscere che bisognava abbracciare non Marchionne ma chi, con umiltà e imbarazzo, è costretto a chiedere aiuto, fanno battute:
“Ora vediamo coi grillini-bancomat come starete meglio”.

Sul reddito di cittadinanza (se mai sarà approvato) occorre fare chiarezza:
1) con fondi diversi, c’è già il Rei del governo e pure il programma del centrodestra parla di “azzeramento della povertà” e “sostegno agli indigenti per ridargli dignità economica”;
2) il Parlamento europeo ha approvato a ottobre una risoluzione per introdurre negli Stati membri un reddito minimo per i più deboli.
Tutti grillini?
3) il reddito 5S non è un’alternativa al lavoro, bensì un reddito minimo “condizionato”: all’iscrizione ai Centri per l’Impiego, all’accettazione di una delle prime 3 offerte di lavoro (se si rifiuta o ci si licenzia subito dopo senza giusta causa, si perde il diritto) e all’impegno in progetti sociali del Comune per 8 ore a settimana;
4) 780 euro al mese è la cifra massima, per un single privo di altre entrate. Chi ha un reddito otterrà la differenza tra quel che guadagna e quella soglia;
5) Di Maio non l’ha promesso subito, bensì “entro il primo anno di governo”, previa riforma dei Centri per l’Impiego;
6) i costi (15 miliardi per l’Istat, 29 per lavoce.info) si copriranno, secondo i 5S, con tagli agli sprechi e in deficit (con più “attivi” e più Pil potenziale). Spetta a loro dimostrare che è possibile;
7) in Finlandia, dove da un anno si sperimenta un reddito minimo incondizionato (nessun obbligo di cercare lavoro) da 560 euro per 2 mila disoccupati, cos’è successo? Meno ansia e quindi meno spese per la sanità pubblica; stimolo a rientrare nel mercato; riconoscenza verso le istituzioni e più tempo dedicato al volontariato.

di Luisella Costamagna

Invece di sbeffeggiare chi è in difficoltà, forse è il caso di imparare da loro.

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