Inceneritori

Nel nostro territorio sorgono in poco più di 10 km  quadrati la bellezza di 5 tra inceneritori e cementifici che bruciano rifiuti di vario tipo: Filago, Grumellina, Dalmine, Calusco d’Adda e Trezzo sull’Adda.
Sarà per questo motivo, oltre alla presenza nel nostro gruppo di uno dei due autori del libro R Rifiuti Zeroche da sempre siamo attenti alla questione dei rifiuti e degli inceneritori.

 

Perché diciamo no agli inceneritori

1. L’incenerimento trasforma i rifiuti in nanoparticelle tossiche e diossine.

2. L’incenerimento necessita di sostanze come acqua, calce, bicarbonato che aumentano la massa iniziale dei rifiuti.

3. Da una tonnellata di rifiuti vengono prodotti fumi e 300 kg di ceneri solide e altre sostanze.

  • le ceneri solide vanno smaltite per legge in una discarica per rifiuti tossici nocivi, rifiuti estremamente più pericolosi delle vecchie discariche;
  • i fumi contengono 30 kg di ceneri volanti cancerogene, 25 kg di gesso;
  • l’incenerimento produce 650 kg di acque inquinate da depurare.

4. Quanto rimane di rifiuti dopo l’attuazione dei primi tre punti va inviato a impianti per una selezione meccanica delle tipologie dei rimanenti rifiuti indifferenziati. La parte non riciclabile può essere trattata senza bruciarla con in impianti di bioessicazione.

5. In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perché:

  • il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato;
  • il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare;
  • il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica.

6. La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari. Se nel settore dei rifiuti non ci fossero le attuali realtà, per legge, di monopoli privati a totalità di capitale pubblico, ma una reale liberalizzazione del mercato, la concorrenza tra le aziende avverrebbe sulla capacità di recupero e l’incenerimento sarebbe superato.

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